FAST-Confsal e la protesta negli scali romani: "Lo scontro nasce quando i tavoli di confronto restano vuoti”
Domenica 13 settembre, a Fiumicino e Ciampino, FAST-Confsal ha chiamato allo sciopero i lavoratori di ADR Security e Aviation Services: 24 ore per gli addetti alla sicurezza aeroportuale e 4 ore per il personale Aviation Services. Non proteste improvvise ma l’esito di vertenze che vengono da lontano e hanno una radice comune: la difficoltà di trasformare il disagio dei lavoratori in un confronto vero con le imprese.
La manifestazione di Fiumicino ha dato un volto a questo disagio. Dietro terminal efficienti, record di traffico e classifiche internazionali ci sono donne e uomini che lavorano ai varchi, sui piazzali, ai bagagli e nell’assistenza ai passeggeri. Per questo, quando c’è uno sciopero, non bisognerebbe guardare soltanto ai disagi creati ma chiedersi anche quali disagi lo abbiano prodotto.
Nel caso di ADR Security denunciamo da mesi criticità su turnazioni, carichi di lavoro, riposi e stress. In Aviation Services si è arrivati allo sciopero dopo il fallimento del tentativo di conciliazione, senza che si aprisse quel confronto concreto più volte richiesto.
Il giorno successivo abbiamo inoltre contestato la mancata comunicazione dei contingenti e la pretesa aziendale di applicare le fasce di garanzia, in modo tale da incidere sull’effettivo esercizio dello sciopero. Saranno le sedi competenti a valutare la vicenda ma il principio resta chiaro: le regole sui servizi essenziali devono tutelare gli utenti senza svuotare il diritto costituzionale di sciopero.
FAST-Confsal non considera il conflitto un valore in sé. Dove c’è un tavolo vero discutiamo, negoziamo e ci assumiamo la responsabilità delle soluzioni. Ma il dialogo richiede due parti. Quando il confronto è rinviato, selezionato o negato, al sindacato resta il dovere di utilizzare gli strumenti che la legge gli riconosce.
È un tema che attraversa anche questo numero: Pisa, Locri, RFI, AST. Realtà diverse ma una stessa domanda: quanto conflitto potremmo evitare se il lavoro fosse ascoltato prima?
Continueremo a cercare il confronto prima dello scontro, l’accordo prima dello sciopero, la soluzione prima della protesta. Ma quando il tavolo resta vuoto, lo sciopero non è l’inizio del problema: è spesso l’ultima parola dopo troppe parole rimaste senza risposta.




