Trattative interrotte e stato di agitazione: FAST-Confsal denuncia l'inadeguatezza delle proposte aziendali. Avviate le procedure di raffreddamento e conciliazione.
C'è qualcosa di profondamente contraddittorio in un'azienda che cresce, conquista mercato, produce utili e distribuisce dividendi, ma quando si tratta di riconoscere il valore dei propri lavoratori sembra improvvisamente dimenticare i risultati raggiunti. È quanto sta accadendo in Italo, dove il 7 ottobre si è interrotto il confronto per il rinnovo del Contratto Collettivo Aziendale, scaduto da quasi due anni. Una rottura che ha portato FAST-Confsal, insieme alle altre Organizzazioni Sindacali, a dichiarare lo stato di agitazione e ad attivare le procedure di raffreddamento e conciliazione. Perché la pazienza dei lavoratori non può diventare una risorsa inesauribile a disposizione dell'impresa. Le proposte economiche avanzate dalla Società sono insufficienti a recuperare il potere d'acquisto eroso dall'inflazione, mentre continuano a essere richiesti ulteriori incrementi di produttività e flessibilità, soprattutto al personale degli equipaggi. Il paradosso è evidente: si pretende di lavorare di più, concedendo troppo poco in cambio. Nessuna apertura significativa sulla conciliazione tra vita privata e lavoro, risposte inadeguate sulle tutele della genitorialità e sulla qualità dei riposi nei fine settimana. E, come se non bastasse, alcune pretese aziendali vengono persino dichiarate non negoziabili. Ma un contratto non si rinnova attraverso imposizioni unilaterali. Per FAST-Confsal il principio è irrinunciabile: la crescita aziendale deve tradursi in salari dignitosi, diritti esigibili e migliori condizioni di lavoro. La trasformazione societaria in corso non può diventare un alibi per comprimere gli investimenti sul personale. Resta inoltre centrale la questione dell'effettiva applicazione del CCNL Mobilità – Area Attività Ferroviarie, quale riferimento contrattuale di primo livello per garantire uniformità di diritti e tutele nell'intero settore. Gli impegni assunti presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 9 giugno scorso non possono restare dichiarazioni prive di conseguenze. Occorrono garanzie concrete e il coinvolgimento del Ministero del Lavoro. FAST-Confsal non intende arretrare: il rinnovo contrattuale deve rappresentare un progresso, non il prezzo da pagare per alimentare nuovi margini aziendali. Ora la responsabilità è nelle mani di Italo. Senza una svolta autentica, la mobilitazione sarà la conseguenza inevitabile. Perché chi ogni giorno fa viaggiare i treni non può continuare ad aspettare che i propri diritti arrivino a destinazione.



