I piani industriali presentati in questi giorni da RFI e Trenitalia disegnano un orizzonte ambizioso: investimenti costanti, innovazione tecnologica, riorganizzazioni profonde, una rete più moderna e un’offerta più integrata. È una visione che parla il linguaggio della stabilità e della programmazione, indispensabile per un Paese che vuole crescere.
Ma ogni piano, per reggere, ha bisogno di una materia prima che non si acquista nei mercati finanziari: il lavoro. Senza professionalità valorizzate, sicurezza reale e relazioni industriali fondate sul rispetto, anche la migliore architettura rischia di incrinarsi. Lo stesso vale quando, in nome di grandi eventi o interessi generali, s’invoca responsabilità chiedendo scorciatoie sui diritti. La responsabilità non è mai un atto unilaterale: è equilibrio tra esigenze collettive e tutele individuali, tra programmazione e ascolto, tra eccezione e regola.
FAST-Confsal lo ribadisce con coerenza: la modernizzazione del sistema dei trasporti e la gestione delle fasi straordinarie passano da un confronto vero, non da compressioni preventive del conflitto.
Perché senza lavoro tutelato non c’è servizio efficiente, e senza rispetto non c’è futuro industriale che possa dirsi credibile.






