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Martedì, Febbraio 3, 2026

Quando si parla di Naspi, molti lavoratori pensano che l’unico vero passo da compiere sia presentare la domanda e attendere il pagamento mensile. In realtà, il sistema è molto più complesso e prevede una serie di adempimenti che, se trascurati, possono portare alla sospensione dell’indennità anche in assenza di comportamenti scorretti.

Uno dei punti più delicati riguarda la comunicazione del reddito presunto. Un obbligo poco conosciuto, spesso spiegato male, ma che ogni percettore dovrebbe tenere bene a mente, soprattutto in vista del 2026.

La scadenza da non dimenticare

Entro il 31 gennaio 2026, alcuni beneficiari di Naspi sono tenuti a comunicare all’INPS il reddito che prevedono di percepire nel corso dell’anno. Non è una scelta facoltativa né una semplice conferma: si tratta di un passaggio essenziale per evitare il blocco dei pagamenti.

Il punto critico è questo: l’obbligo non dipende dal fatto di lavorare nel 2026, ma da quanto dichiarato nell’anno precedente. Chi nel 2025 ha indicato un reddito diverso da zero è tenuto a inviare la nuova comunicazione, anche se prevede di non guadagnare nulla nell’anno successivo.

Sono invece esclusi dall’adempimento solo coloro che avevano già dichiarato reddito pari a zero: in quel caso l’INPS considera la situazione invariata.

Cosa accade se non si comunica il reddito

La conseguenza è automatica: la Naspi viene sospesa a partire dal 31 dicembre 2025. Non si tratta di una revoca definitiva, ma nella pratica significa rimanere senza indennità finché la posizione non viene sistemata. Un’interruzione che, per chi vive di questo sostegno, può creare difficoltà immediate.

Il problema maggiore è che spesso il lavoratore se ne accorge solo quando l’accredito non arriva, con tempi di ripristino che non sempre sono rapidi.

I nuovi avvisi INPS (ma la responsabilità resta del lavoratore)

Negli ultimi anni l’INPS ha introdotto strumenti di comunicazione più avanzati, come la Piattaforma Proattività, che invia promemoria tramite SMS, email, PEC o posta tradizionale. Tuttavia, è bene chiarirlo: la mancata ricezione dell’avviso non esonera dall’obbligo.

Per questo è fondamentale verificare periodicamente la propria area personale e mantenere aggiornati i recapiti.

Come si invia la dichiarazione

La comunicazione avviene attraverso il modello Naspi-COM, utilizzabile sia per lavoro autonomo sia per lavoro subordinato. L’invio può essere effettuato direttamente dal portale INPS, tramite app IO, con identità digitale europea oppure con l’assistenza di un patronato.

Naspi e attività lavorativa: attenzione ai limiti

Chi svolge un’attività autonoma durante la Naspi può continuare a percepire l’indennità solo se il reddito annuo presunto non supera 8.500 euro. In questo caso la prestazione non viene persa, ma subisce una riduzione proporzionale.

Per il lavoro subordinato, invece, la compatibilità dipende sia dal reddito sia dalla durata del contratto: superata la soglia prevista, il diritto alla Naspi viene meno, salvo rapporti di breve durata.

In conclusione

Molte sospensioni Naspi non derivano da irregolarità reali, ma da mancanza di informazioni chiare. Conoscere le regole e rispettare le scadenze è l’unico modo per evitare brutte sorprese e tutelare un diritto fondamentale in una fase già delicata come quella della disoccupazione.