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Martedì, Febbraio 10, 2026

Dall’audizione alla Camera al Manifesto unitario, fino al decreto sicurezza: quando il confronto supera gli schieramenti, la politica torna utile

L’audizione presso la Commissione Trasporti della Camera ha segnato un passaggio che va oltre la ritualità parlamentare. Ha restituito alla sicurezza nei trasporti la sua dimensione reale: quella di un problema strutturale che incrocia il lavoro, la dignità delle persone, la sicurezza pubblica e la credibilità delle istituzioni. Un confronto serio, alimentato da un dialogo continuo e non episodico, che FAST-Confsal apprezza e rivendica come metodo, prima ancora che come risultato.

Il Manifesto unitario sulla sicurezza in ferrovia nasce proprio da questa consapevolezza. Non come atto rivendicativo isolato ma come proposta organica che chiede allo Stato di fare fino in fondo la propria parte. Presidi umani stabili, rafforzamento della Polfer, applicazione piena e uniforme del Protocollo del 2022, diritto di autotutela del personale, strumenti normativi efficaci contro la recidiva e una governance permanente della sicurezza. È una visione che rifiuta l’emergenzialismo e chiede politiche pubbliche strutturali, verificabili, misurabili.

In questo percorso, FAST-Confsal ritiene doveroso riconoscere il lavoro avviato con diversi gruppi parlamentari, in particolare Fratelli d’Italia e Partito Democratico, che hanno scelto di dare continuità all’interlocuzione con il sindacato in forma unitaria. Un confronto che si è sviluppato fuori dagli schemi di parte, con l’obiettivo di ricercare una posizione condivisa su un tema che non può essere piegato alla contesa politica. Perché la sicurezza non è di destra né di sinistra: è un diritto dei lavoratori, un dovere dello Stato, una garanzia per i cittadini.

La scheda di sintesi del decreto sicurezza contiene alcuni segnali incoraggianti. Il rafforzamento degli strumenti di prevenzione, l’estensione del Daspo urbano, l’arresto in flagranza differita, l’attenzione alle zone a vigilanza rafforzata e l’istituzione di risorse dedicate alla sicurezza delle stazioni intercettano una parte delle richieste avanzate dal sindacato. Sono passi nella direzione giusta, soprattutto sul piano della deterrenza e del presidio del territorio.

Resta però un nodo politico e culturale che non può essere eluso. Nel decreto manca ancora una visione esplicita del lavoro come luogo da tutelare in quanto tale, manca il riconoscimento strutturale del rischio aggressioni nel sistema della sicurezza sul lavoro, manca soprattutto un disegno unitario che eviti frammentazioni tra settori e restituisca coerenza all’azione dello Stato. La sicurezza non può essere delegata alle aziende né affidata a soluzioni parziali: è una funzione pubblica che richiede regia, responsabilità e continuità.

L’audizione lo ha detto con chiarezza: il tempo delle analisi è finito. Ora servono decisioni.

FAST-Confsal continuerà a stare dentro questo confronto con spirito unitario e senso delle istituzioni, perché solo così la politica può tornare a essere credibile. E perché su sicurezza, lavoro e vita delle persone non esistono bandiere da sventolare, ma scelte da assumere.