Quando una malattia inizia in un anno e continua in quello successivo, molti lavoratori danno per scontato che l’indennità INPS “riparta da zero”. In realtà non è così semplice: la tutela economica può esserci… oppure no. Tutto dipende da quanti giorni sono già stati indennizzati e da cosa prevede il contratto collettivo.
Ecco, in modo chiaro, cosa stabiliscono le circolari INPS e come orientarsi senza errori.
Due scenari possibili: cosa succede al 31 dicembre
Secondo la circolare INPS 145/1993, la situazione cambia in base ai giorni di malattia già indennizzati nell’anno in cui l’evento è iniziato.
1) Non sono stati raggiunti i 180 giorni nell’anno di insorgenza
Se al 31 dicembre non si è arrivati a 180 giorni indennizzabili:
- dal 1° gennaio l’INPS riconosce fino a ulteriori 180 giorni;
- il diritto è automatico, indipendentemente dal contratto collettivo.
In pratica, il conteggio dei 180 giorni “si rinnova”.
2) I 180 giorni sono già stati raggiunti entro il 31 dicembre
Qui la regola cambia: l’indennità INPS non riparte automaticamente.
Per avere diritto a nuovi 180 giorni nell’anno successivo servono due condizioni:
- il rapporto di lavoro deve essere ancora attivo;
- il CCNL deve prevedere oneri retributivi a carico del datore di lavoro oltre il 180° giorno.
Se il contratto non prevede alcuna integrazione dopo i 180 giorni, l’INPS non riconosce ulteriori indennità.
Esempi concreti: cosa cambia da un contratto all’altro
Cooperative sociali (Legacoop)
- Retribuzione a carico del datore: solo fino a 180 giorni.
- Se i 180 giorni sono stati raggiunti entro il 31 dicembre, nell’anno successivo l’INPS non paga più nulla.
Imprese edili industriali (ANCE)
- Retribuzione a carico del datore: fino a 365 giorni.
- Se al 31 dicembre sono stati raggiunti i 180 giorni ma non i 365:
- l’azienda deve continuare a pagare la propria quota nell’anno successivo;
- il lavoratore ha diritto anche ai nuovi 180 giorni INPS.
Attenzione al periodo di comporto
Anche quando l’INPS riconosce ulteriori giorni di indennità, il datore di lavoro può comunque procedere al licenziamento se viene superato il periodo di comporto previsto dal CCNL.
Il diritto all’indennità INPS non blocca il potere dell’azienda di interrompere il rapporto.
Perché è importante conoscere queste regole
Molti lavoratori scoprono troppo tardi che:
- l’indennità non sempre si rinnova automaticamente;
- il proprio CCNL può fare la differenza tra avere o non avere copertura economica;
- il comporto può interrompere il rapporto anche se l’INPS continuerebbe a pagare.
Capire come funziona la malattia “a cavallo di due anni” permette di orientarsi, programmare e — quando serve — chiedere chiarimenti all’azienda o al patronato.






