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Martedì, Maggio 5, 2026

Tra aperture prudenti e nodi rinviati, il confronto sul contratto aziendale entra nel vivo ma senza illusioni premature

C’è chi lo chiamerebbe passo avanti, chi invece preferisce parlare di prudente movimento con manovra. Gli incontri del 21 e 22 aprile tra le Organizzazioni Sindacali e Italo - Nuovo Trasporto Viaggiatori sul rinnovo del CCAL hanno prodotto un risultato che sta nel mezzo: qualcosa si muove, ma senza scatti da Alta Velocità.

Il confronto, come spesso accade nelle fasi iniziali, si è concentrato su quegli articoli che definiscono un po’ l’architettura complessiva.

Sul tavolo, soprattutto, la necessità di allineare il CCAL al più recente CCNL Mobilità Attività Ferroviarie del 22 maggio 2025, evitando pericolosi scollamenti tra livello aziendale e nazionale. Un punto su cui i sindacati non arretrano: dove il contratto aziendale non arriva, deve valere quello nazionale. Senza eccezioni creative.

Nel frattempo, alcune questioni restano congelate. Non per distrazione ma per scelta: adesione e durata del contratto sono rinviate a una fase successiva, segno evidente che la partita vera deve ancora cominciare. Nel primo round, le OO.SS. hanno messo sul tavolo proposte che parlano chiaro: più tutele su genitorialità e malattia del bambino, maggiore spazio operativo per gli RLS, revisione delle relazioni industriali e delle regole sul mercato del lavoro. Temi concreti, non slogan.

L’azienda ha preso nota, chiesto chiarimenti, fatto osservazioni. Nessuna chiusura netta ma nemmeno aperture definitive. Una fase interlocutoria, come si dice in gergo, che prepara il terreno al prossimo incontro del 14 maggio, quando si entrerà finalmente nel merito delle questioni più sostanziali.

La sensazione è che il negoziato sia appena partito davvero. I segnali ci sono ma sono ancora deboli, quasi sussurrati. E in una trattativa contrattuale, si sa, tra il dire e il firmare passa spesso un intero viaggio. Le Organizzazioni Sindacali, dal canto loro, ribadiscono l’obiettivo: un accordo che non sia solo aggiornato, ma giusto. Perché il contratto, alla fine, non è carta. È lavoro, diritti, quotidianità. E su quello, i lavoratori non possono permettersi attese infinite.