Tra mobilità ridimensionata, flessibilità “interpretata” e soluzioni tampone sugli Intercity Notte, il confronto del 27 aprile riapre partite cruciali ma lascia sul tavolo più ombre che certezze
C’è un filo sottile che lega i numeri alle scelte politiche industriali, ed è proprio lì che il confronto tra sindacati e Trenitalia del 27 aprile mostra tutte le sue crepe: annunci, ridimensionamenti e rinvii si rincorrono, mentre i lavoratori restano in attesa di risposte concrete.
Sul fronte della mobilità, l’Azienda conferma circa 120 passaggi di macchinisti da MIR per il 2025, ma per il 2026 la forbice si stringe: da 140 ingressi previsti si scende a 90, con 50 posizioni congelate e subordinate a condizioni future, tra offerta commerciale incerta e criticità infrastrutturali ancora irrisolte. Una dinamica che racconta più di una prudenza aziendale: racconta un sistema che fatica a programmare e che scarica sui lavoratori l’incertezza.
Non va meglio sulla mobilità interna dove, a fronte di 50 trasferimenti previsti, emergono altrettante rinunce, segnale evidente di un malessere che non può essere liquidato come dato tecnico ma che interroga direttamente l’organizzazione del lavoro e la qualità della vita del personale.
Intanto sugli Intercity Notte si naviga a vista, con la proposta di aggiungere una carrozza “non commerciale” per tamponare i guasti alla climatizzazione: una soluzione temporanea, limitata e che non scioglie il nodo strutturale della manutenzione, tanto più in contesti complessi come quelli siciliani.
Sul capitolo flessibilità, poi, si consuma uno scontro di principio: Trenitalia prova a ridefinire i confini dell’istituto legandolo a logiche gestionali che rischiano di svuotarne il senso contrattuale, mentre il sindacato richiama con forza la natura programmatoria e non discrezionale della norma. Il risultato è un equilibrio precario, con l’Azienda che prende tempo fino a un nuovo confronto fissato a maggio, mentre resta aperta la questione fondamentale: garantire che ogni variazione legata all’esercizio trovi un riconoscimento economico certo e non negoziabile.
In controluce, il quadro è chiaro: tra numeri rivisti al ribasso, soluzioni emergenziali e interpretazioni contrattuali spinte, la partita sugli equipaggi è tutt’altro che chiusa e il rischio è che, ancora una volta, siano i lavoratori a pagare il prezzo dell’incertezza.






