Al Festival del Lavoro 2026, nella cornice della Nuvola all’Eur di Roma, Confsal ha portato una parola semplice e insieme scomoda: responsabilità. Non quella declamata nei convegni ma quella che pesa ogni giorno sulle spalle di chi entra in fabbrica, in cantiere, in ufficio e pretende una cosa normale: tornare a casa sano, tutelato, rispettato.
Il Segretario Generale Angelo Raffaele Margiotta ha posto al centro del confronto tre nodi che non possono più essere rinviati ovvero sicurezza, contrattazione collettiva e qualità delle tutele. Sulla sicurezza, Confsal ha rilanciato l’esigenza di controlli più forti, coordinati, presenti. Non basta predicare la prevenzione, bisogna organizzarla, finanziarla, renderla concreta. Da qui la proposta di rafforzare la vigilanza e valorizzare il preposto, figura decisiva nei luoghi di lavoro, spesso caricata di responsabilità senza adeguato riconoscimento economico e assicurativo.
Ma il tema non finisce qui. Confsal ha acceso i riflettori anche sull’equivalenza contrattuale chiedendo criteri oggettivi, verificabili, trasparenti. Perché un contratto non vale per la firma che porta in calce ma per ciò che garantisce davvero: salario, diritti, welfare, progressioni, dignità.
È questa la linea che sposta il dibattito dal potere delle sigle alla sostanza delle tutele.
Nel confronto sulle casse edili e sul DURC, come in quello sulla formazione, emerge la stessa idea: modernizzare non significa alleggerire le garanzie ma renderle più efficaci. Combattere gli attestati falsi, sostenere la formazione vera, premiare competenze e professionalità non sono dettagli tecnici ma il confine tra un lavoro fragile e un lavoro giusto.
Al Festival del Lavoro, Confsal ha dunque rivendicato una visione chiara: il lavoro non è una voce di bilancio ma una persona. E dove c’è una persona, devono esserci diritti veri.






