Dopo Tivoli, la FAST-CONFSAL ha una responsabilità semplice e difficile: trasformare le parole in presenza, proposta e tutela vera.
Ci sono congressi che finiscono con un applauso. E congressi che cominciano quando si spengono le luci della sala.
Il IX Congresso nazionale della FAST-CONFSAL appartiene alla seconda categoria. Perché non ha consegnato soltanto incarichi, documenti, relazioni e votazioni. Ha consegnato una domanda: siamo davvero pronti a cambiare?
Non a cambiare logo, carta intestata o formule organizzative. Quello sarebbe poco. Troppo poco. La sfida è più seria: costruire una Federazione capace di stare dentro il tempo nuovo dei trasporti, della logistica, della mobilità, delle infrastrutture. Un tempo in cui le crisi energetiche cambiano i costi dei servizi, l’intelligenza artificiale entra nei turni e nei processi, gli appalti frammentano le responsabilità, il dumping contrattuale impoverisce il lavoro e il Paese rischia di avere molte opere, molti piani, molte sigle, ma poca direzione.
Il PNRR è stato una stagione irripetibile. Ma non può diventare un alibi. Non basta spendere, bisogna capire che cosa resta. Non basta aprire cantieri. Bisogna chiedersi chi li farà vivere, chi li manterrà, chi garantirà sicurezza, servizi, connessioni, accessibilità. Un’infrastruttura senza lavoro qualificato è cemento muto. Una riforma senza persone è carta. Una transizione scaricata sui lavoratori non è progresso: è solo un costo spostato più in basso.
Per questo la FAST-CONFSAL deve essere scomoda nel modo giusto. Non urlare per esistere. Non opporsi per abitudine ma studiare, proporre, contrattare, verificare. Dire sì quando serve. Dire no quando è necessario. E soprattutto dire la verità: non esiste buona mobilità senza buon lavoro.
La mobilità è un diritto di cittadinanza. Lo capisce chi vive nelle aree interne, chi aspetta un autobus che non passa, chi attraversa il Mezzogiorno con tempi da altro secolo, chi lavora di notte, chi guida, chi manutiene, chi assiste, chi movimenta merci, chi tiene in piedi ogni giorno un pezzo di Paese senza chiedere applausi.
Ora questa verità deve entrare nei tavoli. A partire dal rinnovo del CCNL della Mobilità - Area Attività Ferroviarie. Serve aprire subito il confronto negoziale, senza aspettare che il tempo consumi altro potere d’acquisto e altra fiducia. Le aziende che hanno contratti scaduti non possono limitarsi a invocare investimenti, produttività e responsabilità dei lavoratori: devono fare la loro parte anche sui salari.
Il decreto del 1° maggio ha indicato una direzione: dove i contratti restano fermi, i minimi tabellari non possono restare indifferenti all’inflazione e al costo reale della vita. È un principio che va raccolto nei rinnovi, non subito come obbligo minimo ma assunto come responsabilità contrattuale.
Da Tivoli esce una promessa: più FAST-CONFSAL nei luoghi dove si lavora davvero. Più sicurezza. Più salario. Più contratti giusti. Più formazione. Più giovani. Più Mezzogiorno. Più responsabilità.
Il futuro non si attende. Si costruisce insieme. Ma da oggi nessuno potrà più confondere il cambiamento con una frase ben scritta. Il cambiamento, se è vero, si vede nei luoghi di lavoro.






