FAST Confsal proclama lo stato di agitazione alla DOIT di Bologna: l'infrastruttura chiave del Paese corre il rischio collasso.
A Bologna si gioca una partita silenziosa ma decisiva per la mobilità dell'intero Paese. Il nodo ferroviario felsineo, cuore pulsante che connette le linee storiche e l'Alta Velocità nazionale, si trova sull'orlo di un cortocircuito strutturale. A lanciare l'allarme rosso è il sindacato FAST Confsal dell'Emilia-Romagna che, al termine dell'incontro del 23 luglio 2026 con i vertici della Direzione Operativa Infrastrutture Territoriale (DOIT), ha proclamato ufficialmente lo stato di agitazione del personale, rigettando le proposte aziendali con un secco «no all'accordo della maniglia».
La metafora utilizzata dal sindacato è impietosa e calzante: la Tela di Penelope. Ciò che viene faticosamente negoziato e costruito durante i tavoli d'intesa diurni finisce per sfilarsi inesorabilmente nella prassi quotidiana. Nonostante i formali impegni assunti nell'accordo nazionale del 10 gennaio 2024 e nei successivi accordi 26 novembre 2025 territoriale E.R. e del14 aprile 2026 piani di attività maggio- giugno, la realtà dei cantieri e degli uffici della DOIT si scontra con una crisi d'organico drammatica e senza precedenti.
A pesare è una doppia emorragia: da un lato il naturale flusso dei pensionamenti, dall'altro la preoccupante fuga dei giovani neoassunti che, una volta completato l'apprendistato, decidono di rassegnare le dimissioni e abbandonare RFI. Le manifestazioni d'interesse pubblicate dall'azienda a metà luglio appaiono, agli occhi delle rappresentanze dei lavoratori, come un palliativo intempestivo: tempi d'attesa biblici, iter abilitativi complessi e ritardi formativi rendono impossibile una reale stabilizzazione nel breve periodo.
Il rischio più grave, denuncia FAST Confsal, è che l'impossibilità di coprire i turni interni si traduca in una sistematica esternalizzazione dei lavori di manutenzione, depauperando le competenze e aggirando le tutele su sicurezza e professionalità. Il timore dei rappresentanti dei lavoratori è che si stia rischiando il collasso dell'infrastruttura.
Senza investimenti immediati, risorse umane adeguate e una reale attenzione alla qualità della vita dei ferrovieri, lo snodo ferroviario d'Italia rischia di spezzarsi sotto la pressione dell'incuria.




